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AILA - Associazione Italiana di Logica e sue Applicazioni

L'AILA sull'attuale situazione della ricerca in Italia

   

Dichiarazione ufficiale dell'AILA

La comunità dei soci AILA segue con forte preoccupazione le voci e i segnali che si accavallano sul futuro delle UniversitÓ e della ricerca in Italia.

Ritiene infatti esigenze prioritarie (talmente lampanti da non meritare neppure un commento)

Sembra invece che questi obiettivi siano minacciati e discussi, e che ogni giorno di più scienza e cultura vadano protette dalla miopia di chi sa vedere soltanto il tornaconto più effimero e immediato.

Eppure qualunque ragionevole confronto con le realtà di altri paesi non solo europei sottolinea l'esigenza

ma anche

L'AILA cercherà nel suo piccolo di lavorare per questi obiettivi: per svilupparli, e se necessario per difenderli. Vuole tuttavia confidare che le energie positive del paese sappiano riunirsi e cooperare per il loro raggiungimento.

Dichiarazione in formato pdf

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Interventi individuali dei soci

(In ordine di invio)

Paolo Lipparini
una presa di posizione dell'AILA e' sicuramente auspicabile (la logica verra' certamente danneggiata piu' del resto della matematica, che verra' danneggiata piu' di certi altri settori "applicati"). Per quel che puo' contare... L'articolo che hai citato dovrebbe essere stato tradotto qui: http://www.osservatorio-ricerca.it/ (in realta', non ho controllato). Se volete venire tutti a Roma a fare una manifestazione AILA... per conto mio vi posso preparare lo striscione! Per il resto, non so proprio cosa si possa fare, se non cercare di mantenerci il piu' informati possibile, e di informare il piu' possibile.
Giovanni Sambin
Come associazione possiamo contribuire alla discussione generale sulla fuga dei cervelli e sullo spreco delle nostre risorse (un giovane ricercatore costa moltissimo, credo nell'ordine dei milioni di euro: non solo il tempo dedicato a lui/lei come individuo, ma tutto l'apparato sociale e formativo, nostri stipendi inclusi, per poter selezionare quell'individuo come meritevole di attenzione, ad es. per una tesi di laurea di ricerca).
In un mondo in cui si parla di predominio della conoscenza anche in economia, noi "regaliamo" ad altri le nostre risorse (= cervelli + preparazione) migliori. Non e' molto diverso dal caso di un povero paese africano che svende ad es. le proprie foreste pregiate, o peggio le brucia per cucinare.
Anche se non possiamo sapere esattamente quali, in questo modo perdiamo innovazioni, o semplicemente competenze per la formazione dei futuri laureati.
Credo che l'AILA potrebbe fare un'indagine, almeno sommaria, su quanti "cervelli" siano fuggiti all'estero nell'ambito della logica e sue applicazioni (inclusi quindi i logici che operano a informatica). Un metodo semplice e' che ciascuno di noi dia 3 numeri:
1. LL = numero dei suoi laureati con una tesi di ricerca in logica
2. PLI = quanti di tali laureati sono ora professionisti della logica in Italia, sono cioe' in qualunque forma (borse comprese) pagati per fare ricerca in logica da una fonte italiana
3. PLE = stessa cosa, all'estero.
Per Padova, i dati sono oggi circa (dagli anni 80 in poi): LL=20, PLI=2, PLE=4. Credo si commenti da solo: mi pare che PL=PLE+PLI=4+2 su LL=20 non e' cattivo (e' 1 su 5, e' duro, ma una selezione deve pur esserci), quello che e' pessimo e' PLE/PLI, che e' 2 [per curiosita', c'e' stato un periodo 1-2 anni fa in cui era infinito, in quanto era PLI=0].
I vostri "numeri", come sono?
Con cio' non voglio distogliere da sacrosante forme di protesta dell'AILA, credo doverose. Credo pero' che in questo dobbiamo avere fantasia, e trovare qualche forma nuova; mi aspetto qualche buona idea dai nostri giovani.
Claudio Animato
[...] intendevo ovviamente riferirmi in particolare all'UniversitÓ, anche se i forti tagli (che si traducono in chiusure di istituti e accorpamenti talvolta giustificati ma tante altre volte indisccriminati), al di lÓ delle finte discussioni che in questi giorni si stanno tenendo su finti e vuoti problemi, non lasciano presagire nulla di buono nemmeno per i cicli scolastici di formazione primaria e media. Comunque sia Ŕ il caso di affrontare la questione di petto. Purtroppo non ho indicazioni circa i siti da poter consultare per ottenere informazioni maggiori. Non sono riuscito nemmeno a reperire il testo della Legge, (SI FA RIFERIMENTO AL DECRETO GELMINI SULLA SCUOLA PRIMARIA) che del resto deve ancora ricevere l'approvazione in Senato mercoledý. I documenti presenti per˛ sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione e riguardanti i piani economici passati e futuri sono interessanti. Si ritrovano linee guida che rimarcano notevolmente - a mio avviso - la distanza che si acuisce sempre pi¨ fra le direttive seguite nei decenni scorsi e in quello attuale. Si confessa del resto placidamente come i programmi futuri, seppur non riportati (ancora) in dettaglio, siano votati alla diminuzione della spesa pubblica per l'istruzione. E questo mi pare un primo dato importante. Per ci˛ che concerne il documento, mi pare un'ottima idea. E' quello che sto cercando di organizzare anche in FacoltÓ con i ragazzi - ma con scarso risultato. Le strategie di lotta organizzata pagano poco in termini di popolaritÓ, intesa come condivisibilitÓ di piattaforme propulsive riformatrici. Occorrerebbe tentare di centrare una serie di punti-obiettivi, intorno ai quali costruire ed organizzarsi, su di un totale consenso - a mio avviso - dell'Associazione. Credo che gli organi di Direzione debbano riunirsi e proporre un documento da sottoporre all'attenzione dei membri; dopodichÚ firmarlo ed inviarlo al Ministero. Sono abbastanza sicuro che il documento non verrebbe minimamente preso in considerazione. Ma sarebbe almeno un primo passo. Ritengo che il cammino non debba inoltre arrestarsi e accontentarsi del ritiro del Decreto Legge in esame - che verrÓ ritirato. (Fosse anche con una controproposta parlamentare apposita). Bisogna invece avviare una vera rivoluzione culturale, sociale e soprattutto economica. Occorre fare scelte di campo ben precise, che privilegino gli investimenti nell'istruzione - che vengano essi dal pubblico come dal privato. La cosa che per˛ non si vuol capire Ŕ la necessitÓ di controllare e seguire da vicino le ragioni di spesa messe in bilancio dai vari Atenei. Ed Ŕ questo a mio avviso il vero spauracchio. E' un dato di fatto che lo spreco sia stato e sia enorme. E non intendo solo col finanziamento di corsi e/o cattedre inutili - o quasi. Ma anche con un certo nepotismo tra i ranghi accademici, che ha scoraggiato noi ragazzi alla ricerca e ha favorito negli anni l'affermarsi del malcostume clientelare, che mai ha privilegiato una esplicita meritocrazia. Secondo me questi punti sono irrinunciabili.
Erica D'Adda
gli interventi [precedenti] hanno tutti aspetti condivisibili. Mi sento di apprezzare in particolare quello di Claudio Animato, apportandovi le note seguenti:
- bene un documento dell'associazione, da inviare però al ministero dopo una conferenza stampa. In caso contrario, non se ne saprebbe nulla, se non solamente al nostro interno.
- oltre alle critiche, porre in evidenza alcuni interventi possibili, anche in una fase difficile qual è questa
- i numeri chiesti da Sambin sono utili, certo fa un pò sorridere la frase " una selezione deve pur esserci": spesso questa è uno dei problemi, come Animato mette bene in evidenza
- oltre ai temi inderogabili che riguardano finanziamenti e selezione, vi possono essere proposte minori e alternative quali: i LL che non diventano PLI potrebbero essere utili per un nuovo percorso di lavoro? Qualcosa da inventarsi, una sorta di rimodulazione del vecchio " cultore della materia", a costo zero per le università anche se non disponibili a tempo pieno. I risultati non sempre seguono i tempi accademici. Ma: i professori accetterebbero di spendere una piccola parte del loro tempo?
Gli organi di Direzione dell'AILA possono lavorare e hanno molto da lavorare, sapendo che un cambio culturale della politica universitaria e della ricerca si otterrà, se si otterrà, in tempi molto lunghi, ed è necessario ottenere qualche risultato per non demotivare i più giovani.
Paolo Lipparini
sinceramente, credo che se continuiamo a parlare di sprechi non andremo da nessuna parte. Ma quali sprechi? Spreco sottintende l'esistenza di risorse da sprecare:) e io queste risorse proprio non ce le vedo, a parte rarissimi casi isolati. Ma se la ricerca in Italia e' finanziata circa la meta' che negli altri paesi europei! Se una gran parte dei fondi per la ricerca nel mio dipartimento vengono dirottati per le spese ordinarie... E si potrebbe continuare con pagine e pagine di esempi... Prima e' necessario combattere (beninteso, come universitari, come Aila possiamo fare ben poco) per ottenere risorse, poi, casomai, si vedra' come gestirle al meglio. Perche' io dell'esistenza di tutti questi "sprechi" non ne sono mica convinto, per lo piu' sono casi molto particolari pompati dalla stampa per gettare discredito sull'universita'.
C'e' un bellissimo ente, in italia, che svolge un lavoro preziosissimo, si chiama Corte dei Conti, ed analizza dettagliatamente dove sono gli sprechi nell'amministrazione, mi pare che ogni anno saltino fuori le forze armate, certi enti dal cui bilancio non si evince nemmeno in che modo sono stai spesi i soldi... Non mi sembra che l'Universita' risulti fra gli "spreconi", secondo questo lavoro accurato svolto dall corte dei conti (lavoro accurato, beninteso, perche' si sa che poi nessuno ne terra' conto!) Chi avesse tempo, perche' non prova a spulciare fra queste cose? Qualche articolo era comparso anche sul NUMI (rivista che comunque io non leggo da un po').
Venendo al punto, e' ovvio che essere stati fortunati non e' una colpa. Ma, dall'alto del proprio successo, dovuto certamente soprattutto al valore scientifico, ma amplificato dalla fortuna di essere nati in un periodo di vacche grasse, dicevo, dall'alto del proprio successo non si puo' stare a pontificare sullo "spreco di risorse" e su quale debba essere la percentuale degli "eletti". Io, che mi sono laureato gia' in periodi peggiori (poi, naturalmente, le cose sono peggiorate ancora di piu'), ricordo che, su 4 miei colleghi del "generale", in 3 siamo riusciti ad entrare all'universita'. Una percentuale decisamente buona, probabilmente la percentuale media della mia generazione e' un po' inferirore al 50 per cento (degli studenti iscritti al "generale"), ma decisamente superiore ad 1 su 5! (non 5 fattoriale!) Fuor di metafora, caro Giovanni, se tu fossi nato 30 anni dopo, pur con le tue doti piu' che eccellenti, avresti fatto molti anni di "gavetta", precario e malpagato, per ottenere un posto di ruolo solo a meta' della tua carriera, e senza dubbio senza avere la possibilita' di avere 20 laureati su argomenti di ricerca...
Beh, caro Giovanni, apprezzo particolarmente la tua affermazione che la situazione richiede un grosso sforzo di fantasia, ma io ti chiederei innanzitutto di fare lo sforzo di renderti conto che le cose non per tutti sono state facili come per te, di fare lo sforzo di capire che la situazione in cui vive adesso un giovane ricercatore (nel senso di giovane studioso, non certo di vincitore di concorso, che, poi, la maggior parte dei "giovani ricercatori vincitori di concorso" saranno vicini ai 40:), dicevo, la situazione attuale di uno studioso (e, ormai, non solo di logica!) e' semplicemente disastrosa.
E, beninteso, parlo gia' da privilegiato, da "uno che gli e' andata bene". Comunque, anch'io do i numeri: saranno stati in 5 ad informarsi sulle possibilita' che avrebbero avuto facendo una tesi di ricerca in logica con me, e io sono stato costretto a dirgli molto onestamente che, con me, avrebbero fatto una tesi bellissima (forse:), ma che sarebbero certamente rimasti disoccupati. L'unica cosa che gli ho potuto proporre sarebbe stata una tesi di algebra universale, con cui, in qualche modo, penso che sarebbero riusciti a trovare qualche borsa all'estero, e poi si sarebbe visto, ma a loro interessava la logica. Comunque, non si farebbe prima a prendere una lista di logici, metti gli iscritti alla ASL, vedere quelli che hanno un nome italiano, e controlare che fine hanno fatto? Senza contare quelli che, vista l'aria che tirava, hanno deciso da subito di abbandonare! Io ne conosco tre o quattro (in realta', tedeschi, non italiani) che hanno scritto bellissimi articoli sugli ultrafiltri, e poi sono diventati agenti assicurativi, o roba cosi', per potersi sposare e mettere su una famiglia... Gente cosi', in Italia, semplicemente, avrebbe abbandonato non appena laureati, senza neanche tentare...
Beh, facciamo pure 'sto sforzo di fantasia, ma prima di tutto cerchiamo di tenerci informati e di non fare affermazioni che facciano il gioco dei nemici dell'universita'. Perche' i veri nemici non sono il governo e soci, sono quelli che a parole dicono di essere dalla nostra parte, mentre nei fatti...
Beh, grazie a tutti per la pazienza, auguri a tutti
Ciro Russo
io da giorni ho oscurato la mia pagina web nel dominio dell'ateneo, sostituendola con un comunicato.
Alessandro Berarducci
Anche il sito del nostro dipartimento e' oscurato. http://www.dm.unipi.it/
Mauro di Nasso
E' quello che ha fatto il mio dipartimento, cosi' come Informatica ed altri dipartimenti dell'Universita' di Pisa. http://www.dm.unipi.it/
Potremmo farlo anche noi con il nostro nuovo sito AILA.
Alberto Marcone
vi aggiorno sulla situazione da Udine, almeno sul piano istituzionale. Il nostro senato accademico ha partorito l'iniziativa simbolica che riporto sotto
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Cari Colleghi e Collaboratori,
     nel Senato Accademico Straordinario del 29 ottobre scorso è emersa la proposta di un'iniziativa simbolica: la devoluzione di un giorno del nostro stipendio a sostegno dell'Ateneo.
     Naturalmente si tratta di un atto volontario a cui ciascuno di Voi può scegliere di aderire nella misura in cui riterrà più opportuno. Nei prossimi giorni Vi verrà inviata una e-mail per la definizione dell'eventuale modalità di adesione.
     Nella speranza che condividiate il valore simbolico dell'iniziativa in un momento così difficile per la nostra Università, Vi invio cordiali saluti.

IL RETTORE
Prof.ssa Cristiana Compagno
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Last modified: November 07, 2008 10:25:15 AM CET.