L'AILA sull'attuale situazione della ricerca in Italia
Dichiarazione ufficiale dell'AILA
La comunità dei soci AILA segue con forte preoccupazione
le voci e i segnali che si accavallano sul futuro delle
Università e della ricerca in Italia.
Ritiene infatti esigenze prioritarie (talmente lampanti
da non meritare neppure un commento)
- la difesa dei valori della scienza e della cultura,
- la loro salvaguardia da ogni prepotenza e opportunismo,
- il diritto per tutti i giovani meritevoli di condividerli
e arricchirli dei loro contributi.
Sembra invece che questi obiettivi siano
minacciati e discussi, e che ogni giorno di più
scienza e cultura vadano protette dalla miopia di
chi sa vedere soltanto il tornaconto più effimero
e immediato.
Eppure qualunque ragionevole confronto con le realtà di
altri paesi non solo europei sottolinea l'esigenza
- di non sottrarre soldi alla ricerca;
- di pretendere dalle Università, come da ogni altra
realtà, rigore, serietà, onestà e capacità,
ma anche
- di investire nella scienza e nella cultura come è giusto
che avvenga in un paese civile (anche e soprattutto in
tempi di crisi);
- di aprire ai giovani che meritano le prospettive che
meritano;
- di tutelare ogni settore scientifico, e non solo quelli
più influenti e potenti.
L'AILA cercherà nel suo piccolo di lavorare per questi
obiettivi: per svilupparli, e se necessario per difenderli.
Vuole tuttavia confidare che le energie positive del paese
sappiano riunirsi e cooperare per il loro raggiungimento.
Dichiarazione in formato pdf
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Interventi individuali dei soci
(In ordine di invio)
- Paolo Lipparini
- una presa di posizione dell'AILA e' sicuramente auspicabile (la logica verra'
certamente danneggiata piu' del resto della matematica, che verra' danneggiata
piu' di certi altri settori "applicati"). Per quel che puo' contare... L'articolo
che hai citato dovrebbe essere stato tradotto qui: http://www.osservatorio-ricerca.it/ (in
realta', non ho controllato). Se volete venire tutti a Roma a fare una manifestazione
AILA... per conto mio vi posso preparare lo striscione! Per il resto, non so
proprio cosa si possa fare, se non cercare di mantenerci il piu' informati possibile,
e di informare il piu' possibile.
- Giovanni Sambin
- Come associazione possiamo contribuire alla discussione generale sulla fuga
dei cervelli e sullo spreco delle nostre risorse (un giovane ricercatore costa
moltissimo, credo nell'ordine dei milioni di euro: non solo il tempo dedicato
a lui/lei come individuo, ma tutto l'apparato sociale e formativo, nostri stipendi
inclusi, per poter selezionare quell'individuo come meritevole di attenzione,
ad es. per una tesi di laurea di ricerca).
- In un mondo in cui si parla di predominio
della conoscenza anche in economia, noi "regaliamo" ad altri le nostre risorse
(= cervelli + preparazione) migliori. Non e' molto diverso dal caso di un povero
paese africano che svende ad es. le proprie foreste pregiate, o peggio le brucia
per cucinare.
- Anche se non possiamo sapere esattamente quali, in questo modo
perdiamo innovazioni, o semplicemente competenze per la formazione dei futuri
laureati.
- Credo che l'AILA potrebbe fare un'indagine, almeno sommaria, su quanti "cervelli" siano
fuggiti all'estero nell'ambito della logica e sue applicazioni (inclusi quindi
i logici che operano a informatica). Un metodo semplice e' che ciascuno di
noi dia 3 numeri:
1. LL = numero dei suoi laureati con una tesi di ricerca
in logica
2. PLI = quanti di tali laureati sono ora professionisti della logica
in Italia, sono cioe' in qualunque forma (borse comprese) pagati per fare ricerca
in logica da una fonte italiana
3. PLE = stessa cosa, all'estero.
- Per Padova,
i dati sono oggi circa (dagli anni 80 in poi): LL=20, PLI=2, PLE=4. Credo si
commenti da solo: mi pare che PL=PLE+PLI=4+2 su LL=20 non e' cattivo (e' 1
su 5, e' duro, ma una selezione deve pur esserci), quello che e' pessimo e'
PLE/PLI, che e' 2 [per curiosita', c'e' stato un periodo 1-2 anni fa in cui
era infinito, in quanto era PLI=0].
- I vostri "numeri", come sono?
- Con cio'
non voglio distogliere da sacrosante forme di protesta dell'AILA, credo doverose.
Credo pero' che in questo dobbiamo avere fantasia, e trovare qualche forma
nuova; mi aspetto qualche buona idea dai nostri giovani.
- Claudio Animato
-
[...] intendevo ovviamente riferirmi in particolare all'Università, anche se i forti tagli (che si traducono in chiusure di istituti e accorpamenti talvolta giustificati ma tante altre volte indisccriminati), al di là delle finte discussioni che in questi giorni si stanno tenendo su finti e vuoti problemi,
non lasciano presagire nulla di buono nemmeno per i cicli scolastici di formazione primaria e media. Comunque sia è il caso di affrontare la questione di petto. Purtroppo non ho indicazioni circa i siti da poter consultare per ottenere informazioni maggiori. Non sono riuscito nemmeno a reperire il testo della Legge,
(SI FA RIFERIMENTO AL DECRETO GELMINI SULLA SCUOLA PRIMARIA)
che del resto deve ancora ricevere l'approvazione in Senato mercoledì. I documenti presenti però sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione e riguardanti i piani economici passati e futuri sono interessanti. Si ritrovano linee guida che rimarcano notevolmente - a mio avviso - la distanza che si acuisce sempre più fra le direttive seguite nei decenni scorsi e in quello attuale. Si confessa del resto placidamente come i programmi futuri, seppur non riportati (ancora) in dettaglio, siano votati alla diminuzione della spesa pubblica per l'istruzione. E questo mi pare un primo dato importante. Per ciò che concerne il documento, mi pare un'ottima idea. E' quello che sto cercando di organizzare anche in Facoltà con i ragazzi - ma con scarso risultato. Le strategie di lotta organizzata pagano poco in termini di popolarità, intesa come condivisibilità di piattaforme propulsive riformatrici. Occorrerebbe tentare di centrare una serie di punti-obiettivi, intorno ai quali costruire ed organizzarsi, su di un totale consenso - a mio avviso - dell'Associazione. Credo che gli organi di Direzione debbano riunirsi e proporre un documento da sottoporre all'attenzione dei membri; dopodiché firmarlo ed inviarlo al Ministero. Sono abbastanza sicuro che il documento non verrebbe minimamente preso in considerazione. Ma sarebbe almeno un primo passo. Ritengo che il cammino non debba inoltre arrestarsi e accontentarsi del ritiro del Decreto Legge in esame - che verrà ritirato. (Fosse anche con una controproposta parlamentare apposita). Bisogna invece avviare una vera rivoluzione culturale, sociale e soprattutto economica. Occorre fare scelte di campo ben precise, che privilegino gli investimenti nell'istruzione - che vengano essi dal pubblico come dal privato. La cosa che però non si vuol capire è la necessità di controllare e seguire da vicino le ragioni di spesa messe in bilancio dai vari Atenei. Ed è questo a mio avviso il vero spauracchio. E' un dato di fatto che lo spreco sia stato e sia enorme. E non intendo solo col finanziamento di corsi e/o cattedre inutili - o quasi. Ma anche con un certo nepotismo tra i ranghi accademici, che ha scoraggiato noi ragazzi alla ricerca e ha favorito negli anni l'affermarsi del malcostume clientelare, che mai ha privilegiato una esplicita meritocrazia. Secondo me questi punti sono irrinunciabili.
- Erica D'Adda
- gli interventi [precedenti] hanno tutti aspetti condivisibili. Mi sento di apprezzare
in particolare quello di Claudio Animato, apportandovi le note seguenti:
- bene un documento dell'associazione, da inviare però al ministero dopo
una conferenza stampa. In caso contrario, non se ne saprebbe nulla, se non
solamente al nostro interno.
- oltre alle critiche, porre in evidenza alcuni
interventi possibili, anche in una fase difficile qual è questa
- i numeri chiesti da Sambin sono utili, certo fa un pò sorridere la frase " una
selezione deve pur esserci": spesso questa è uno dei problemi, come
Animato mette bene in evidenza
- oltre ai temi inderogabili che riguardano
finanziamenti e selezione, vi possono essere proposte minori e alternative
quali: i LL che non diventano PLI potrebbero essere utili per un nuovo percorso
di lavoro? Qualcosa da inventarsi, una sorta di rimodulazione del vecchio " cultore
della materia", a costo zero per le università anche se non disponibili
a tempo pieno. I risultati non sempre seguono i tempi accademici. Ma: i professori
accetterebbero di spendere una piccola parte del loro tempo?
- Gli organi di
Direzione dell'AILA possono lavorare e hanno molto da lavorare, sapendo che
un cambio culturale della politica universitaria e della ricerca si otterrà,
se si otterrà, in tempi molto lunghi, ed è necessario ottenere
qualche risultato per non demotivare i più giovani.
- Paolo Lipparini
-
sinceramente, credo che se continuiamo a parlare di sprechi non andremo da nessuna
parte. Ma quali sprechi? Spreco sottintende l'esistenza di risorse da
sprecare:) e io queste risorse proprio non ce le vedo, a parte rarissimi
casi isolati. Ma se la ricerca in Italia e' finanziata circa la meta'
che negli altri paesi europei! Se una gran parte dei fondi per la ricerca
nel mio dipartimento vengono dirottati per le spese ordinarie... E si
potrebbe continuare con pagine e pagine di esempi... Prima e' necessario
combattere (beninteso, come universitari, come Aila possiamo fare ben
poco) per ottenere risorse, poi, casomai, si vedra' come gestirle al meglio.
Perche' io dell'esistenza di tutti questi "sprechi" non ne sono mica convinto,
per lo piu' sono casi molto particolari pompati dalla stampa per gettare
discredito sull'universita'.
- C'e' un bellissimo ente, in italia,
che svolge un lavoro preziosissimo, si chiama Corte dei Conti, ed analizza
dettagliatamente dove sono gli sprechi nell'amministrazione, mi pare che
ogni anno saltino fuori le forze armate, certi enti dal cui bilancio non
si evince nemmeno in che modo sono stai spesi i soldi... Non mi sembra
che l'Universita' risulti fra gli "spreconi", secondo questo lavoro accurato
svolto dall corte dei conti (lavoro accurato, beninteso, perche' si sa
che poi nessuno ne terra' conto!) Chi avesse tempo, perche' non prova
a spulciare fra queste cose? Qualche articolo era comparso anche sul NUMI
(rivista che comunque io non leggo da un po').
- Venendo al punto,
e' ovvio che essere stati fortunati non e' una colpa. Ma, dall'alto del
proprio successo, dovuto certamente soprattutto al valore scientifico,
ma amplificato dalla fortuna di essere nati in un periodo di vacche grasse,
dicevo, dall'alto del proprio successo non si puo' stare a pontificare
sullo "spreco di risorse" e su quale debba essere la percentuale degli "eletti".
Io, che mi sono laureato gia' in periodi peggiori (poi, naturalmente,
le cose sono peggiorate ancora di piu'), ricordo che, su 4 miei colleghi
del "generale", in 3 siamo riusciti ad entrare all'universita'. Una percentuale
decisamente buona, probabilmente la percentuale media della mia generazione
e' un po' inferirore al 50 per cento (degli studenti iscritti al "generale"),
ma decisamente superiore ad 1 su 5! (non 5 fattoriale!) Fuor di metafora,
caro Giovanni, se tu fossi nato 30 anni dopo, pur con le tue doti piu'
che eccellenti, avresti fatto molti anni di "gavetta", precario e malpagato,
per ottenere un posto di ruolo solo a meta' della tua carriera, e senza
dubbio senza avere la possibilita' di avere 20 laureati su argomenti di
ricerca...
- Beh, caro Giovanni, apprezzo particolarmente la tua affermazione
che la situazione richiede un grosso sforzo di fantasia, ma io ti chiederei innanzitutto
di fare lo sforzo di renderti conto che le cose non per tutti sono state
facili come per te, di fare lo sforzo di capire che la situazione in cui
vive adesso un giovane ricercatore (nel senso di giovane studioso, non
certo di vincitore di concorso, che, poi, la maggior parte dei "giovani
ricercatori vincitori di concorso" saranno vicini ai 40:), dicevo, la
situazione attuale di uno studioso (e, ormai, non solo di logica!) e'
semplicemente disastrosa.
- E, beninteso, parlo gia' da privilegiato,
da "uno che gli e' andata bene". Comunque, anch'io do i numeri: saranno
stati in 5 ad informarsi sulle possibilita' che avrebbero avuto facendo
una tesi di ricerca in logica con me, e io sono stato costretto a dirgli
molto onestamente che, con me, avrebbero fatto una tesi bellissima (forse:),
ma che sarebbero certamente rimasti disoccupati. L'unica cosa che gli
ho potuto proporre sarebbe stata una tesi di algebra universale, con cui,
in qualche modo, penso che sarebbero riusciti a trovare qualche borsa
all'estero, e poi si sarebbe visto, ma a loro interessava la logica. Comunque,
non si farebbe prima a prendere una lista di logici, metti gli iscritti
alla ASL, vedere quelli che hanno un nome italiano, e controlare che fine
hanno fatto? Senza contare quelli che, vista l'aria che tirava, hanno
deciso da subito di abbandonare! Io ne conosco tre o quattro (in realta',
tedeschi, non italiani) che hanno scritto bellissimi articoli sugli ultrafiltri,
e poi sono diventati agenti assicurativi, o roba cosi', per potersi sposare
e mettere su una famiglia... Gente cosi', in Italia, semplicemente, avrebbe
abbandonato non appena laureati, senza neanche tentare...
- Beh,
facciamo pure 'sto sforzo di fantasia, ma prima di tutto cerchiamo di tenerci
informati e di non fare affermazioni che facciano il gioco dei nemici
dell'universita'. Perche' i veri nemici non sono il governo e soci, sono
quelli che a parole dicono di essere dalla nostra parte, mentre nei fatti...
- Beh,
grazie a tutti per la pazienza, auguri a tutti
- Ciro Russo
- io da giorni ho oscurato la mia pagina web nel dominio dell'ateneo,
sostituendola con un comunicato.
- Alessandro Berarducci
- Anche il sito del nostro dipartimento e' oscurato.
http://www.dm.unipi.it/
- Mauro di Nasso
- E' quello che ha fatto il mio dipartimento, cosi' come Informatica
ed altri dipartimenti dell'Universita' di Pisa.
http://www.dm.unipi.it/
Potremmo farlo anche noi con il nostro nuovo sito AILA.
- Alberto Marcone
- vi aggiorno sulla situazione da Udine, almeno sul piano istituzionale.
Il nostro senato accademico ha partorito l'iniziativa simbolica che riporto sotto
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Cari Colleghi e Collaboratori,
nel Senato Accademico Straordinario del 29 ottobre scorso è emersa
la proposta di un'iniziativa simbolica: la devoluzione di un giorno del nostro
stipendio a sostegno dell'Ateneo.
Naturalmente si tratta di un atto volontario a cui ciascuno
di Voi può scegliere di aderire nella misura in cui riterrà più opportuno.
Nei prossimi giorni Vi verrà inviata una e-mail per la definizione dell'eventuale
modalità di adesione.
Nella speranza che condividiate il valore simbolico
dell'iniziativa in un momento così difficile per la nostra Università,
Vi invio cordiali saluti.
IL RETTORE
Prof.ssa Cristiana Compagno
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Last modified: November 07, 2008 10:25:15 AM CET.